'O ccafè. Il quarantadue è il caffè, e a Napoli non è una bevanda: è un rito, una scusa, un modo di dire «fermati cinque minuti». Si offre, non si beve da soli se si può evitarlo, e c'è perfino l'usanza di lasciarlo pagato per chi verrà dopo. La Smorfia gli ha dato un numero perché il caffè, qui, è un fatto sociale prima che un piacere. Nei racconti il quarantadue compare quando c'è un momento condiviso. Una conversazione breve che ha sistemato qualcosa, un incontro in cui non è successo niente di speciale e che però ti è rimasto, la routine del mattino che ti rimette al mondo. È anche il numero del risveglio: il passaggio dal torpore alla lucidità. Fra le immagini che portano qui ce ne sono due che fanno contrasto apposta. Il molino, che non si ferma mai. E il fieno, morbido e fermo. Nella Smorfia gli opposti si tengono compagnia: il gesto che macina e il paesaggio che riposa, il movimento e la quiete. Nel tuo racconto conta quale dei due ti è rimasto addosso. Se il quarantadue è uscito dalla tua storia, dentro c'era un momento piccolo e buono. La Smorfia non ci costruisce sopra niente: lo indica, come si indica una tazzina lasciata sul tavolo da qualcuno che è appena passato.
1 persona
per un totale di 38 racconti.
Contiamo solo chi ha acconsentito alle statistiche aggregate.
Cura e sollievo
Rimettersi in sesto: la fontana, la tazzina, l'ospedale, il pianto.
Rimmofatt! è intrattenimento simbolico. Non prevede vincite, non aumenta le probabilità di vincita e non raccoglie giocate. Non è un servizio di gioco.