Santa Vittoria
La sua storia
La menzione più antica di Vittoria sta nel Martirologio geronimiano, dove è ricordata insieme a santa Anatolia. Tutte e due compaiono nei mosaici della basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, nella processione delle vergini: è una testimonianza del sesto secolo, e vale più di molte pagine scritte. Beda il Venerabile ne scrisse un elogio, ricordandola il 23 dicembre; il Martirologio Romano fissò poi a quel giorno la sua memoria. Secondo la Passio, Anatolia e Vittoria erano due giovani romane di nobile famiglia, cristiane e consacrate a Dio, che rifiutarono di sposare due pretendenti patrizi. I due uomini le segregarono allora nelle proprie tenute in Sabina, sperando che si convincessero. Non si convinsero. Anatolia fu uccisa a Thora, sul lago del Salto; Vittoria a Trebula Mutuesca, l'odierna Monteleone Sabino, dove sorge ancora la basilica che porta il suo nome — uno degli edifici paleocristiani meglio conservati del Lazio. Il racconto dice che fu trafitta al cuore con una spada, dopo aver rifiutato per l'ultima volta. Chi si chiama Vittoria oggi festeggia.
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