Sposalizio di Maria e Giuseppe
La sua storia
Oggi la tradizione ricorda lo Sposalizio di Maria e Giuseppe, cioè il momento in cui due persone si promettono — e da lì comincia tutto il resto. Di Giuseppe il Vangelo di Matteo dice una cosa sola, ma pesante: che era un uomo giusto. Il resto si ricava per accenni. Era il promesso sposo di Maria e, quando si accorse che aspettava un figlio che non era suo, la prima idea che ebbe fu di ripudiarla **in segreto**: cioè di lasciarla andare senza esporla, senza scandalo, prendendosi lui la parte brutta della storia. Già in quel dettaglio c'è tutto il personaggio. Poi, racconta il Vangelo, un angelo gli parlò in sogno, e lui accettò di sposarla e di riconoscere legalmente quel bambino come proprio. Per questo la tradizione lo chiama padre putativo — dal latino *puto*, credo: colui che *era creduto* suo padre. Sul mestiere si è discusso a lungo. Matteo dice che Gesù era figlio di un *téktōn*, e la parola greca è più larga di quanto sembri: non solo falegname, ma chi lavorava materiali duri, legno o pietra, nel campo delle costruzioni. Qualcuno pensa addirittura a una piccola impresa più che a una bottega. In ogni caso, all'epoca i ragazzi a cinque anni cominciavano a imparare il mestiere del padre: quindi anche Gesù, quel lavoro, l'ha fatto. Giuseppe è stato dichiarato patrono della Chiesa cattolica da Pio IX nel 1870, ed è il santo a cui si rivolgono i padri e i lavoratori. Chi si chiama Giuseppe, Giuseppina, Peppe o Pina oggi può prendersela come una festa in anticipo: quella grande è il diciannove marzo.
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