Sant'Arsenio il Grande
La sua storia
Arsenio nacque a Roma intorno al 354, dalla nobile famiglia senatoria dei Surculi. Fu allievo di Girolamo, conobbe l'insegnamento di Agostino, e per la sua cultura — soprattutto il greco — papa Damaso, che l'aveva fatto diacono, lo segnalò all'imperatore Teodosio come precettore per i suoi due figli, Arcadio e Onorio. Nel 383 andò a Costantinopoli e vi restò undici anni, da senatore e primo consigliere dell'imperatore. Con gli allievi non andò benissimo: si racconta che Teodosio, entrando durante una lezione, trovò il figlio seduto e il maestro in piedi, e per punizione spogliò il ragazzo delle insegne imperiali. Un'altra volta Arcadio, punito da Arsenio, ordì contro di lui una congiura che Arsenio stesso sventò. Poi lasciò tutto e sparì. Andò in Egitto, nel deserto di Scete, e si fece monaco. Aveva quarant'anni e stava rinunciando alla carica più alta a cui un romano colto potesse arrivare. Del suo silenzio i Padri del deserto hanno tramandato la frase più citata: «Molte volte mi sono pentito di aver parlato, mai di aver taciuto». E l'altra, quella con cui spiegava perché fosse andato via: «Ho spesso parlato con gli uomini e me ne sono pentito; con Dio, mai». Morì a Troe, in Egitto, nel 450, dopo quasi sessant'anni di deserto. Chi si chiama Arsenio oggi festeggia.
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