6 febbraio

San Paolo Miki e compagni

Pietro Battista Blásquez e compagni, martiri del Giappone

La sua storia

Paolo Miki era giapponese, figlio di un samurai, e fu battezzato a cinque anni. A ventidue entrò fra i gesuiti. Studiò nei collegi dell'ordine, e c'è un dettaglio che lo rende immediatamente umano: **con il latino faceva fatica**. In compenso studiò a fondo le usanze buddiste, tanto da poter sostenere dispute con i dotti del suo paese e convincere molti giapponesi a farsi cristiani. Non poté mai essere ordinato sacerdote, per un motivo banale e insormontabile: in Giappone non c'era un vescovo che potesse farlo. Il cristianesimo in Giappone era stato tollerato per un po', poi nel 1587 il potente Toyotomi Hideyoshi cambiò idea e ordinò l'espulsione dei missionari stranieri. L'ostilità esplose nel 1596, dopo l'incidente di un galeone spagnolo: i cristiani furono considerati traditori. Nel dicembre di quell'anno Paolo Miki fu arrestato insieme ad altri due gesuiti giapponesi, sei frati spagnoli e i loro diciassette discepoli locali, terziari francescani. A tutti fu mozzato l'orecchio sinistro. Li portarono nelle prigioni di Kyoto e poi a Nagasaki, dove furono crocifissi sulla collina di Tateyama il cinque febbraio 1597. Erano ventisei: giapponesi e spagnoli, gesuiti e francescani, religiosi e laici, tutti sulla stessa collina. Papa Pio IX li ha proclamati santi insieme. Chi si chiama Paolo festeggia il venticinque gennaio o il ventinove giugno, ma oggi vale la pena ricordare questo Paolo, che veniva da molto lontano. Un ragazzo che non riusciva a imparare il latino e conosceva il buddismo meglio dei suoi maestri. La fede, quando arriva davvero, parla la lingua di casa.

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San Paolo Miki e compagni — 6 febbraio — Rimmofatt!