San Giuseppe da Leonessa
sacerdote cappuccino
La sua storia
Si chiamava Eufranio Desideri, figlio di un mercante di lana, e nacque a Leonessa nel 1556. Entrò fra i cappuccini ad Assisi a sedici anni e fu ordinato sacerdote nel 1580. Fin qui, la vita di tanti. Poi, nel 1587, chiese e ottenne da papa Sisto V il permesso di andare a Costantinopoli. Non per fare il missionario in astratto: per assistere i cristiani tenuti prigionieri là. Ci andò, e non si limitò a quello — provò a predicare fra i turchi, e arrivò a tentare di convertire il sultano Murad III in persona. Lo arrestarono. La tortura che gli riservarono è di quelle che si fatica a leggere: rimase appeso per tre giorni a una grossa trave, con ganci di ferro infilati nelle mani e nei piedi, e sotto gli accesero un fuoco. Sopravvisse. Il sultano, secondo il racconto, ne rimase talmente colpito che lo fece liberare. Tornato in Italia, fece il predicatore per il resto della vita, girando i villaggi dell'Abruzzo e dell'Umbria e mettendo in piedi opere di assistenza dove ce n'era bisogno. Si ammalò di tumore; i confratelli tentarono perfino di operarlo per salvarlo. Morì ad Amatrice nel 1612 e lì fu sepolto, ma dopo il terremoto del 1639 i suoi compaesani andarono a riprendersi le spoglie e le riportarono a Leonessa, dove riposano ancora. Nel 1952 Pio XII lo ha proclamato patrono delle missioni in Turchia. Chi si chiama Giuseppe festeggia il diciannove marzo, ma oggi è il giorno di questo Giuseppe qui. Uno che si è fatto tre giorni appeso a una trave e poi è tornato a fare il parroco di campagna.
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