L'aneme d'o priatorio: le anime del purgatorio. L'ottantacinque tocca una delle devozioni più profonde di Napoli — le anime dimenticate, quelle per cui non prega più nessuno, che si adottano e si accudiscono. Nel cimitero delle Fontanelle si è fatto per generazioni: si sceglieva un teschio, gli si dava un nome, gli si chiedeva protezione. Non è folklore: è un patto fra i vivi e i morti. Nei racconti l'ottantacinque arriva quando torna qualcuno che non c'è più, o quando c'è qualcosa da riparare. È il numero dell'espiazione, ma senza durezza: nella tradizione le anime del purgatorio non sono punite per sempre — stanno aspettando, e si può fare qualcosa per loro. Anche per questo è un numero di memoria più che di colpa. Le immagini che portano qui sono tutte di passaggio. Il purgatorio e la rondine, che parte e ritorna: la Smorfia ha capito da sola che le anime, nell'immaginario, non stanno né di qua né di là — sospese fra due posti, in attesa di acquietarsi. Se l'ottantacinque è uscito dal tuo racconto, dentro c'era una memoria che chiedeva attenzione. Non diciamo nulla sull'aldilà — non è il nostro mestiere. Diciamo che a Napoli i morti si tengono vicini, e che nella tua storia qualcuno si è fatto ricordare.
Smorfia
purgatorio
L'aneme d''o priatorio: le anime del purgatorio. Chi aspetta, e i debiti che restano da saldare.
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per un totale di 4 racconti.
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